TRASFORMARE LE PIETRE IN PANE

Una scuola 4.0

 

Qualche volta le cose sembrano capovolte. Come se qualcuno si divertisse a disegnarle a rovescio.

Così è capitato che sabato scorso un gruppo di persone abbia partecipato a una gita che aveva per meta una scuola. Io mi sono trovato con la famiglia in una gita a rovescio.

Ma non avrei mai pensato di incontrare – pur sapendo tutto del programma – un’esperienza tanto moderna e piena di spunti sulla “scuola”.

Diciamolo subito: è una scuola unica. Si tratta della Scuola internazionale dei mosaicisti del Friuli a Spilimbergo.

Ci accoglie il direttore nel giardino e ci accompagna al vero ingresso, raccomandando all’ultimo di chiudere la porta. È sabato pomeriggio. Venti gradi a metà ottobre in un paesino friulano vicino al Tagliamento.

Già nel corridoio d’ingresso, ma anche fuori nel giardino, appaiono queste opere straordinarie a mosaico. E lì intorno ci sono padiglioni nuovi in costruzione.

Per comodità il direttore ci accompagna in una sala, siamo già distratti dalle pareti piene di mosaici che richiamano Roma e la Grecia lungo il primo tratto di corridoio.

 

E ci racconta prima la storia del mosaico, una forma di espressione artistica le cui opere non temono il tempo perché fatte di pietra… per poi arrivare, tra gli alti e bassi della storia dell’arte, al margine tra ottocento e novecento.

Ma secoli prima, proprio in quella terra, fatta più di sassi che di terra, gli abitanti di quelle zone avevano scoperto come dare valore a una competenza indispensabile per la Serenissima. Tagliare, lavorare, ricomporre i sassi avrebbe dato loro il pane e, così, alcune famiglie s’iniziarono a questa forma d’arte.

È così che nasce una tradizione artigiana. Così sono nate le straordinarie competenze che il mondo guarda con ammirazione. Così si trasforma una povertà in ricchezza e il problema in soluzione. Che è poi una formula che vale ancora oggi e sempre.

Davvero quegli uomini trasformarono le pietre in pane. Non solo per un individuo e per la sua famiglia ma per una comunità.

E con sagacia la nostra guida, da quel momento storico, mette in parallelo il mosaico con i mosaicisti, per arrivare alla commessa più importante dell’Operà di Parigi, dove per l’ennesima volta l’italiano brillante scopre un modo (l’innovazione) per realizzare un’opera gigantesca: “…gliela faccio a un terzo del tempo e un terzo del prezzo.” Ci mette il suo nome, una firma rigorosamente a mosaico e quindi eterna. E da lì la sua fortuna decolla nella città dei lumi e nel mondo.

 

Nel mondo, perché il mondo è sempre stato terreno di conquista per chi ha idee e capacità di realizzarle. Così troviamo una comunità di mosaicisti americani che stacca un assegno per una scuola che sappia formare questi tecnici del mosaico nelle terre da dove tutti loro provengono. “diecimila lire 1922”

 

Subito nasce il dibattito. Dove aprire la scuola. La culla è un paesino, piccolo e spaesato di fronte alla richiesta ma, quando tutto sembra sperdersi nelle maglie di burocrazia e politica, arriva la “soluzione politica e intelligente”. Spilimbergo potrebbe…

 

Una scuola di formazione per mosaicisti per far fronte a una richiesta che necessita di quella competenza mista a lavoro. Quell’intelligenza delle mani di cui c’è gran bisogno, quella scintilla sapiente che può trasformare un’idea in una cosa.

 

Perché questa scuola mi ha tanto colpito, al di là delle opere, dei laboratori, dei simposi con artisti importanti per realizzare lavori di impatto? Perché è 4.0?

Non ho visto un computer, anche se ce n’erano di certo, visto che la computer grafica è una materia d’insegnamento.

No. Non è questo.

Studenti da tutto il mondo arrivano lì per imparare.

Tre anni dopo un diploma o una laurea, non importa quale. Bellissimo. Hai già il tuo pezzo di carta… bravo, conservalo nel cassetto per questi tre anni.

Una ferrea selezione stretta sulla disciplina che ha tutte le materie necessarie e sviluppate sulla linea storica che dai greci e latini, passando per i bizantini, porta su fino al moderno e al contemporaneo.

C’è un rigore nella tecnica, lo si ascolta nelle sue parole che sottolineano regole e principi, un rigore che consente una libertà espressiva aperta. E la si legge nelle opere presenti nei laboratori, nei progetti e nei lavori allineati alle pareti nelle aule, mentre fuori il corridoio è un vero museo, inestimabile e in continua evoluzione. Per questo serve spazio…

 

E non è una scuola ordinamentale. È libera, sganciata. In una regione autonoma, ecco la scuola autonoma per eccellenza. E noi, che procediamo con la bocca un po’ socchiusa e l’occhio sempre più aperto, quasi non riusciamo a cogliere il profluvio di notizie, di indicazioni, di sottili argomentazioni del direttore della scuola.

4.0

C’è una porta chiusa e di sfuggita ci dice – ma io qui voglio arrivare – ci dice che in quell’aula ci sono i laboratori degli exallievi. Come gli exallievi? Sì perché la scuola ha aperto un incubatore – direi io – per chi si mette in proprio per trasformare subito la competenza in lavoro.

Bam. Colpito

La scuola, famosa nel mondo per il mosaico, promuove il mosaico e raccoglie commesse di opere anche molto grandi, che distribuisce a studenti, artigiani locali ma anche exallievi nel mondo, e a questi startupper della martellina. Bam. Secondo colpo a segno.

E siamo noi che gestiamo la commessa, prosegue. Per cui siamo il cliente dei nostri studenti che lavorano qui per farsi le ossa prima di aprirsi un laboratorio fuori. Altro colpo a segno, e sono tre.

Siamo il committente e l’intermediario del cliente finale e quindi garantiamo la liquidità e solvibilità del lavoro. Colpito e affondato. Quattro pezzi. Quattro colpi. Scuola 4.0

Un po’ docente, un po’ direttore, un po’ impresario ci accompagna con occhio brillante e luccicante nei corridoi verso le opere più belle ma io sono già colpito e affondato.

Una vera scoperta questa scuola, in un’Italia piena di sorprese.

 

Luca Monti

21 ottobre 2018

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